Buy-and-build nella cartotecnica italiana: il caso LOGO S.p.A. e cosa ci racconta del consolidamento del settore packaging

Perché l’acquisizione simultanea di Giemme e Lualdi Mario da parte di Gruppo LOGO è un esempio concreto di un fenomeno strutturale in atto nel comparto italiano della stampa e del packaging.

Un’operazione, una strategia industriale

LOGO S.p.A. — gruppo veneto da 50 milioni di euro di fatturato consolidato, 7 unità produttive, attivo nei servizi di stampa integrati, packaging, cartotecnica e manualistica — ha acquisito contemporaneamente Giemme S.r.l. e Lualdi Mario S.r.l., due aziende storiche della cartotecnica italiana specializzate in imballaggi, stampati e soluzioni grafico-cartotecniche.

CDI Global Italy ha agito in qualità di M&A advisor del Gruppo LOGO, con un team guidato dal Managing Partner Cesare Tocchio e dal Manager Alessandro Esposito.

L’operazione, a prima vista, è un classico del mid-market industriale italiano. Letta più in profondità, racconta però di tre dinamiche strutturali che caratterizzano il consolidamento del comparto cartotecnica e packaging in Italia.

La frammentazione del settore come trigger di consolidamento

Il comparto italiano della cartotecnica e del packaging è tra i più frammentati del tessuto industriale nazionale. Migliaia di PMI — spesso con fatturati tra 3 e 15 milioni di euro, altamente specializzate in processi specifici (fustellatura, accoppiatura, stampa offset, cartoncino teso, microonda) — competono su mercati locali o regionali, con margini sotto pressione per l’incremento dei costi di carta, energia e manodopera.

In questo contesto, la scala conta moltissimo e può fare la differenza. Un gruppo come LOGO — che dopo questa operazione consolida la propria presenza con competenze integrate su astucci, scatole, espositori e materiali stampati personalizzati — può attraverso una strategia di acquisizioni mirata:

  • Ammortizzare meglio i costi fissi e gli investimenti in automazione
  • Negoziare condizioni migliori con i fornitori di carta e cartone
  • Offrire soluzioni “one-stop-shop” a clienti che oggi devono rivolgersi a 3-4 fornitori diversi per gestire la propria filiera packaging
  • Attrarre e trattenere talenti con percorsi di carriera che una PMI stand-alone difficilmente può offrire

Giemme — attiva da oltre trent’anni nella produzione di scatole, astucci, espositori da banco e da terra, dépliant e cartellette, con gestione interna di stampa, accoppiatura, fustellatura, finestratura e piega-incollatura — e Lualdi Mario — azienda di Cardano al Campo attiva dal 1960, dal 1971 realtà grafico-cartotecnica a ciclo completo focalizzata su astucci e scatole in cartone teso e microonda — rappresentano esattamente il tipo di target che un acquirente industriale strategico cerca: competenze consolidate, impianti collaudati, clientela fidelizzata, know-how di processo che richiederebbe anni per essere ricostruito internamente.

Cosa aspettarsi per il prossimo futuro nel comparto cartotecnica e packaging italiano

L’operazione LOGO conferma una tendenza che probabilmente accelererà nei prossimi 24-36 mesi. Il settore italiano della cartotecnica e del packaging è soggetto a tre spinte convergenti:

La transizione verso la carta e il cartone sostenibile — Spinta dalla regolamentazione europea (direttiva PPWR sui packaging, obiettivi di riciclabilità) e dalla domanda dei grandi brand retail e GDO, che richiedono soluzioni packaging riciclabili, compostabili e tracciabili. Chi investe in competenze su materiali innovativi guadagna quote di mercato.

La digitalizzazione dei processi produttivi — Industria 4.0 nei processi di stampa, automazione delle linee di fustellatura e incollatura, ERP integrati per gestire ordini e tracciabilità. Richiede investimenti significativi che solo i player dotati di scala sufficiente possono sostenere.

Il passaggio generazionale — Molte PMI che fanno parte della filiera della cartotecnica italiana sono di seconda generazione e stanno affrontando il tema successione. Per chi non ha eredi disposti a proseguire la loro carriera all’interno dell’azienda o competenze per sostenere la trasformazione del settore, la cessione a un gruppo industriale è spesso la soluzione più razionale per preservare l’azienda e il valore costruito nel tempo.

Il consolidamento della cartotecnica italiana è una trasformazione strutturale, e le operazioni come quella di LOGO ne sono il motore silenzioso.

L’importanza dell’advisory nelle operazioni multi-target

Un’operazione che coinvolge più target contemporaneamente è significativamente più complessa di un singolo deal:

  • Richiede due due diligence parallele (contabile, fiscale, legale, operativa, ambientale)
  • Impone un coordinamento negoziale su più tavoli, con dinamiche di prezzo e condizioni che devono essere coerenti tra loro
  • Chiede di anticipare l’integrazione: come combineranno gli impianti? Quali clienti si sovrappongono? Dove sono le sinergie, dove invece i rischi di cannibalizzazione?
  • Prevede una gestione legale articolata: due SPA simultanei, due set di garanzie, due pacchetti di W&I

In questo tipo di operazioni, il valore di un advisor M&A specializzato nel mid-market diventa decisivo.Si tratta di progettare l’architettura industriale a cui l’operazione deve mirare — a partire dalla fase di valutazione, dalla strutturazione del prezzo, al coordinamento dei team legali, fino alla gestione della tempistica delle operazioni e alla mitigazione dei rischi di esecuzione.

CDI Global Italy: un focus particolare nel settore industriale e nel packaging

CDI Global Italy affianca imprenditori e gruppi industriali del mid-market italiano in operazioni di finanza straordinaria — buy-side, sell-side e debt advisory — e può contare su Partner con esperienza diretta nei comparti industriali tradizionali in fase di consolidamento, inclusi cartotecnica, packaging, stampa e meccanica di precisione.

Per approfondire opportunità di crescita per linee esterne nel settore packaging e cartotecnica, contatta il nostro team.

Tel. 02 7631 8403 • segreteria@cdiglobal.com • cdiglobal.it

Come l’M&A sta ridisegnando il settore della logistica

Il settore della logistica sta attraversando una fase di profonda trasformazione. L’aumento della complessità delle catene di approvvigionamento, le tensioni geopolitiche, la pressione sui costi e l’accelerazione tecnologica stanno cambiando le regole del gioco. In questo contesto, l’M&A è diventato uno degli strumenti principali attraverso cui le aziende ripensano il proprio posizionamento competitivo.

Si mira a crescere in termini dimensionali e di ridisegnare il modello operativo per rispondere a un mercato sempre più integrato e interconnesso.

La gestione integrata della supply chain

Le operazioni di M&A nel settore logistico riflettono un cambio di paradigma. Le aziende non cercano soltanto capacità aggiuntive, ma soprattutto competenze complementari, infrastrutture strategiche e soluzioni tecnologiche in grado di supportare una gestione end-to-end della supply chain.

In questo scenario, le acquisizioni diventano un mezzo per integrare i servizi, ridurre la frammentazione operativa e offrire ai clienti soluzioni più complete. L’M&A assume un ruolo chiave nel passaggio da modelli focalizzati su un singolo segmento a piattaforme logistiche integrate.

Il ruolo dei grandi deal e del consolidamento

Una parte significativa del valore generato nel settore deriva da operazioni di grandi dimensioni. I mega-deal stanno accelerando il processo di consolidamento, creando operatori con maggiore scala, copertura geografica e capacità di investimento.

Sono operazioni che rispondono a esigenze precise: rafforzare il controllo sulle infrastrutture, migliorare l’efficienza dei flussi e aumentare la capacità di assorbire shock esterni. Il consolidamento rappresenta una scelta strategica che ha l’obiettivo di affrontare con successo un contesto sempre più instabile.

Tecnologia e M&A come leve complementari

La trasformazione del settore logistico è strettamente legata alla tecnologia. Digitalizzazione, automazione e utilizzo dei dati stanno diventando fattori critici di competitività. In molti casi, l’M&A rappresenta la via più rapida per acquisire queste competenze e integrarle nel modello di business.

Le operazioni straordinarie permettono di colmare gap tecnologici, accelerare l’innovazione e migliorare la visibilità nell’intera supply chain. In questo senso, M&A e trasformazione tecnologica procedono sempre più di pari passo.

Le implicazioni per imprese e PMI

Il processo di ridisegno del settore ha effetti anche sulle imprese di dimensioni medio-piccole. Il consolidamento aumenta la pressione competitiva, ma apre allo stesso tempo nuove opportunità. Partnership, integrazioni mirate o operazioni di valorizzazione degli asset possono diventare strumenti per rafforzare il posizionamento o prepararsi a un mercato più concentrato.

La scelta naturale è quella di partecipare al cambiamento, e di farlo in modo consapevole, valutando con attenzione le diverse opzioni strategiche disponibili.

Un settore in evoluzione strutturale

L’M&A continua a svolgere un ruolo centrale nel ridisegno del settore logistico. Le operazioni straordinarie sono parte imprescindibile di un processo strutturale che mira a costruire modelli più efficienti, integrati e resilienti.

La capacità di inserire l’M&A in una visione di lungo periodo diventa fondamentale. Non è la dimensione dell’operazione a fare la differenza, ma la chiarezza della strategia di crescita e del cambiamento in cui l’operazione viene inserita.

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Le operazioni di M&A stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nel settore della logistica.

Non solo come leva di crescita, ma come strumento per ripensare modelli operativi, integrazione della supply chain e capacità di adattamento a un contesto sempre più complesso.

Per le PMI, questo cambiamento è particolarmente rilevante. Il consolidamento del settore aumenta la pressione competitiva, ma apre anche nuove opportunità di sviluppo, integrazione e valorizzazione degli asset.

Nel nostro nuovo articolo analizziamo come l’M&A stia ridisegnando il settore della logistica e quali implicazioni strategiche emergano per imprese e PMI che vogliono affrontare il cambiamento in modo consapevole.

Leggi l’approfondimento completo qui: link

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Crescita e innovazione: le mosse chiave per l’M&A nel settore health

Il settore health si trova in un momento di trasformazione profonda: le spinte regolatorie, le pressioni sui prezzi, le catene globali del valore e l’emergere di tecnologie digitali stanno ridefinendo le coordinate competitive. In questo contesto turbolento, le aziende che sapranno agire con visione e agilità potranno emergere come leader nel nuovo ecosistema della salute.

Il panorama dell’M&A nel 2025: sfide e segnali

Durante la prima metà del 2025, l’attività di fusioni e acquisizioni nel settore health ha mostrato un rallentamento in termini di volumi e valore. Questo trend riflette una maggiore cautela da parte degli investitori, dovuta a diversi fattori convergenti: la minaccia di nuove tariffe sui prodotti farmaceutici, riforme sui prezzi dei farmaci negli Stati Uniti, tempi regolatori più dilatati presso le autorità come la FDA, e incertezza sui modelli di rimborso. 

Nonostante queste difficoltà, le aziende del settore non si limitano ad attendere. Al contrario, stanno esplorando strategie più sofisticate e strutturate per innovare e crescere, spesso adottando modelli ibridi di collaborazione, acquisizione e sviluppo interno.

Strategie emergenti: come muoversi nella nuova fase

Una delle tattiche più rilevanti è il cosiddetto approccio “string of pearls”, dove grandi player del biopharma acquisiscono in sequenza aziende di innovazione (early- o mid-stage) con tecnologie promettenti, al fine di colmare il rischio derivante da scadenze brevettuali o da gap nei portafogli prodotti. In questo modo, le società combinano il controllo diretto con diversificazione e flessibilità.

Un’altra leva consiste nell’adozione di strutture contrattuali alternative: accordi basati su milestone, royalty, licenze esclusive o joint venture. Queste modalità permettono di condividere il rischio tra acquirente e venditore, riducendo l’esposizione di chi entra in un progetto innovativo. 

Nel segmento del digital health, l’attrattiva è elevata. Aziende che propongono piattaforme interoperabili, soluzioni per la cura a distanza, strumenti di analytics e intelligenza artificiale diventano target privilegiati, perché richiedono capitali relativamente meno importanti rispetto allo sviluppo di nuovi farmaci. Le convergenze tra tecnologie sanitarie tradizionali e soluzioni digitali stanno infatti ridefinendo il confine tra “chi cura” e “come si cura”.

I rischi da valutare e le variabili critiche

Chi opera in questo contesto deve essere pronto ad affrontare alcuni rischi. Le tensioni commerciali e le nuove tariffe su importazioni farmaceutiche possono alterare i costi di produzione e la competitività internazionale. Le autorità regolatorie, in particolare negli Stati Uniti, stanno rivedendo i meccanismi di prezzo e pagamento per i farmaci, introducendo modalità più stringenti che possono comprimere i margini. Inoltre, cambiamenti nei tempi di approvazione regolatoria possono generare ritardi imprevedibili sui ritorni attesi dagli investimenti in R&D. 

Allo stesso tempo, la valutazione degli asset diventa più complessa: emergono grandi differenze tra le aziende con portfolio protetti da proprietà intellettuale (IP forte) e quelle più esposte alle oscillazioni di prezzo o ai cambiamenti regolatori. Le aziende che hanno capacità di modellare scenari alternativi, condurre due diligence approfondite e costruire piani alternativi di contingenza saranno avvantaggiate.

Innovazione, sostenibilità e valore integrato

In un settore dove la salute delle persone è al centro, l’innovazione non può prescindere dalla sostenibilità. Le imprese che integrano pratiche ESG, che considerano l’impatto ambientale delle catene di produzione farmaceutica, la sicurezza dei dati sanitari e l’accessibilità delle cure, guadagnano credibilità presso investitori istituzionali e stakeholder.

Inoltre, la capacità di costruire ecosistemi digitali — piattaforme che collegano servizi medici, pazienti e dati — rappresenta una delle mosse chiave per differenziarsi. L’efficienza operativa e la personalizzazione delle cure tramite analytics e AI possono generare vantaggi competitivi sostenibili.

Cosa devono fare le imprese per posizionarsi nel 2025

Le aziende nel settore health che vogliono trasformare crescita e innovazione in risultati concreti devono focalizzarsi su vari fronti. Occorre rafforzare il posizionamento strategico, adottando una chiara visione strategica di medio-lungo periodo e, allo stesso tempo, assicurarsi che l’organizzazione e i processi siano pronti a supportare operazioni complesse.

È importante saper sviluppare la capacità di valutare opportunità di M&A in un contesto a elevata incertezza: significa saper costruire modelli finanziari robusti, prevedere scenari regolatori, valutare partenariati tecnologici e strutturare deal flessibili. Le alleanze strategiche con player tecnologici esterni al settore dell’health possono aprire nuove porte, favorendo l’ibridazione tra tech e life sciences.

Inoltre, le aziende devono saper comunicare il proprio posizionamento con trasparenza, mettendo in evidenza le iniziative di sostenibilità, la qualità della proprietà intellettuale e la resilienza alle variazioni normative.

Il contributo di CDI Global Italy nel settore health

In questo panorama in evoluzione, CDI Global Italy può giocare un ruolo cruciale come alleato strategico per le imprese attive nel settore health. Grazie all’esperienza nelle operazioni di M&A e al network internazionale di investitori e partner tecnologici, possiamo supportare le aziende italiane nella definizione della strategia di crescita più efficace, nella selezione delle controparti più adatte, nell’analisi dei rischi regolatori e tecnologici e nella strutturazione di deal che bilanciano innovazione e sostenibilità.

Fonte: PwC, “Global M&A trends in health industries: 2025 mid-year outlook”

Aerospace & Defense in Q1 2025: A Resilient Sector Facing New Headwinds

The aerospace and defense (A&D) industry has entered 2025 in a unique position: facing short-term turbulence, yet supported by strong fundamentals and long-term investor confidence. According to the latest Q1 2025 report preview from PitchBook, the sector remains a hotspot for private equity (PE) activity, even as global tensions, tariff battles, and softening travel demand start to reshape the landscape.

In this blog, we break down the key takeaways from the report, investigate the underlying trends, and look ahead to what the rest of the year may bring. 

Strong Start to the Year for Private Equity—But Not Without Caveats

Private equity deal activity in the aerospace and defense sector started 2025 with solid momentum. PitchBook estimates 73 deals were closed in Q1, a 24% increase compared to the same quarter last year. However, that number represents a 7.6% drop from Q4 2024, which tends to be a peak quarter for A&D deals due to year-end closings.

What’s interesting about this chart is how consistently strong deal activity has been in recent years, especially in 2021 and 2024. While Q1 2025 is off to a slightly slower start than Q4, it’s important to remember we’re only one quarter into the year.

A closer look at the types of deals reveals where investors are placing their bets. Commercial aerospace parts, in particular, drew significant attention—accounting for 21 of the 73 transactions. That’s not surprising given that both Boeing and Airbus are still struggling to meet demand for new aircraft, which forces airlines to keep older planes in the sky. Those aging fleets need regular maintenance and spare parts—creating a perfect storm of demand for suppliers, and opportunity for investors.

Zooming Out: A Record Year for A&D Investment

If we look beyond just the first quarter, the last 12 months have been big for aerospace and defense investment. From Q2 2024 to Q1 2025, there were 273 PE deals, compared to 220 in the previous 12-month period. That’s a 24.1% increase. But the real headline is the deal value, which jumped from $24.7 billion to $41 billion—a staggering 66.1% gain.

What’s driving this growth? For one, the defense side of the industry continues to benefit from increased government spending, especially due to the ongoing geopolitical uncertainty. But on the commercial side, it’s more about the drivers of global travel and infrastructure.

Even with political risks and macroeconomic headwinds, aerospace remains a long-term growth story. The middle class in emerging markets is expanding. Business travel is returning. And the global economy is still tightly connected with air travel. These underlying trends provide solid ground for investors willing to navigate the volatility.

The Commercial Aerospace Dilemma: High Demand and Geopolitical Drag

While the long-term demand for air travel remains strong, Q1 2025 has brought signs of short-term trouble—particularly in international travel to the U.S.

Following a series of statements from the Trump administration, inbound travel from Canada has plummeted. Bookings fell 40% in February, and by March the decline widened to 71-76% year-over-year. Other countries like Mexico, Turkey, and several Caribbean nations have issued travel advisories warning citizens of potential detainment or discrimination in the U.S.

The impact has been swift. International visits to the U.S. dropped 11.6% in March, with full-year declines projected at over 15%. Some of the steepest drops came from Germany and Spain, down 30% and 25%, respectively.

Major U.S. airlines are already taking action:

  • United Airlines is pulling back on U.S.-Canada routes and retiring 21 aircraft earlier than planned.
  • JetBlue has withdrawn its financial forecast for the year.
  • Frontier is bracing for Q2 losses.
  • American Airlines and Southwest are scaling back both international and domestic routes in response to lower demand.

Still, analysts don’t see this as a structural drop in travel demand. Aircraft order books at Boeing and Airbus remain full, with delivery slots booked into the early 2030s, and with extremely large orders to both manufacturers in the past weeks (IAG, Qatar Airways, etc.) Even China’s move to halt Boeing deliveries has had limited long-term impact, on the one hand because it was dropped on May 12th, and on the other hand as other airlines / countries would have quickly moved to claim the freed-up slots. The global appetite for commercial aircraft remains high—and that’s a reassuring signal for investors.

Private Equity Takes a Breather in Commercial Aerospace

Even with that long-term optimism, private equity activity in commercial aerospace have slightly dipped in Q1. The 21 deals recorded this quarter were well below the 113 transactions in all of 2024 and 86 in 2023. Total deal value was also down, at $2.1 billion, compared to $11.9 billion last year.

This drop is likely tied to uncertainty around tariffs and trade policy. For aerospace suppliers—often targets of platform or add-on acquisitions—input costs and international logistics are key factors in valuation. When those become unpredictable, deals get delayed or downsized. Even though, we should be very careful in comparing just one quarter as Q1 is usually the slowest of the year.

However, the fundamentals of the parts segment remain strong. It’s fragmented, essential, and rich with opportunity for consolidation. Each aircraft has thousands of components, and each part has a defined replacement cycle. For PE firms, controlling a greater share of these supply chains can translate into efficiency, pricing power, and long-term value.

Looking Ahead: What’s Next for Aerospace & Defense PE?

So where does the industry go from here?

The outlook depends on a mix of political, economic, and sector-specific dynamics:

  • Tariff policy: Future trade negotiations and tariff enforcement will have a major impact on deal activity—especially for cross-border suppliers and manufacturers.
  • Global stability: Continued tensions in Eastern Europe, the Middle East, or the Asia-Pacific region could drive defense spending even higher, sustaining investor interest.
  • Travel recovery: As international relations (hopefully) stabilize, the decline in tourism and business travel may prove temporary—opening the door to a rebound in commercial aerospace activity.

One thing is certain: private equity isn’t walking away from aerospace and defense anytime soon. The sector’s complexity, strategic importance, and long-term growth potential continue to offer unique opportunities for investors who understand the risks—and know where to find the value.

If you’re a fund manager, operator, or advisor with exposure to A&D, Q1 2025 is a reminder to stay alert, stay nimble, and keep your eyes on both the horizon and the fine print.

L’evoluzione del mercato M&A per la transizione energetica

Negli ultimi anni, la transizione energetica è diventata un elemento centrale dell’economia globale, generando trasformazioni significative nei diversi settori industriali. Alcuni dati tratti dall’Energy Transition Outlook 2025 di DLA Piper ci aiuteranno a comprendere a fondo le profonde implicazioni di questo cambiamento e le dinamiche di evoluzione per il mercato M&A (fusioni e acquisizioni) legato alla transizione energetica.

Tra le operazioni M&A nell’ambito della transizione energetica citiamo le strategie di diversificazione dell’industria petrolifera e del gas, la conversione del settore energetico verso tecnologie di produzione rinnovabile e a basse emissioni di carbonio, l’estrazione e la lavorazione di minerali critici e gli investimenti nella mobilità sostenibile, comprese le infrastrutture per i veicoli elettrici (EV) e le stazioni di ricarica.

Panoramica sulle operazioni M&A nel 2024

Nel 2024, le operazioni di M&A legate alla transizione energetica hanno raggiunto un valore di 497 miliardi di dollari, pari al 13,4% delle attività globali di M&A (3,7 trilioni di dollari). I tagli ai tassi di interesse delle banche centrali, avviati alla fine del 2024, hanno favorito la crescita degli investimenti.

Tra il 2022 e il 2024, il valore delle operazioni nel settore della transizione energetica ha seguito un trend di crescita. Dopo un 2022 caratterizzato da un’attività più contenuta, influenzata dalle tensioni geopolitiche e dall’incertezza post-pandemica, il 2023 ha segnato un’inversione di tendenza grazie a una maggiore fiducia degli investitori. La vera svolta è arrivata nel 2024, con una riduzione dell’inflazione e un migliore accesso ai capitali, che hanno permesso operazioni di maggiore portata.

Fattori chiave che guidano il mercato M&A per la transizione energetica

L’analisi dei vari segmenti della transizione energetica evidenzia trend differenti legati alla maturità e all’andamento dei settori. Ad esempio, le operazioni nel settore della generazione di energia rinnovabile hanno registrato un aumento deciso in termini di valore complessivo da 136bn$ a 181bn$, suggerendo un mercato maturo ma ancora in fase di espansione. Per questo, le principali aziende si stanno orientando verso acquisizioni più mirate e di alto valore, riducendo l’interesse per asset già operativi e puntando invece su accordi di co-sviluppo, progetti in fase iniziale o portafogli aziendali di progetti.

Un altro elemento chiave è la crescente domanda di minerali critici, che sta influenzando il panorama M&A. Le aziende sono sempre più impegnate a garantire una fornitura stabile di queste risorse essenziali per la transizione energetica. Inoltre, l’intervento dei governi sta creando nuove dinamiche geopolitiche, contribuendo a ridisegnare i mercati – la recente tensione ucraina è solo l’ultima delle tensioni legate ai materiali rari.

In generale, la catena del valore legata alla transizione energetica ha registrato un aumento sia nel volume che nel valore delle operazioni, trainato da diversi fattori:

  • L’attenzione crescente all’efficienza energetica per ridurre i costi operativi e ottimizzare i consumi.
  • L’accelerazione dell’elettrificazione, che sta spingendo gli investimenti nelle infrastrutture correlate.
  • Le grandi opportunità di crescita nei settori a forte domanda, come i data center e i nuovi edifici commerciali, dove soluzioni energetiche efficienti sono fondamentali.

Strategie e motivazioni dietro le operazioni M&A

Sono diverse le motivazioni che spingono le aziende a investire in operazioni di M&A nel contesto della transizione energetica:

  • Ottimizzazione e diversificazione del portafoglio aziendale: molte aziende vendono asset non strategici per concentrarsi su investimenti più in linea con gli obiettivi della transizione energetica.
  • Espansione geografica e scalabilità operativa: le fusioni e acquisizioni rappresentano uno strumento per entrare in nuovi mercati o rafforzare la presenza in quelli già esistenti.
  • Pressioni normative e sociali: con obiettivi ambiziosi di riduzione delle emissioni, molte aziende sono spinte a investire in fonti energetiche più pulite.

Un elemento cruciale che sta emergendo è la necessità di bilanciare le performance finanziarie e gli obiettivi di sostenibilità. Se da un lato i criteri finanziari restano essenziali nella valutazione delle operazioni, dall’altro l’integrazione dei principi ESG (ambientali, sociali e di governance) sta diventando sempre più rilevante. Le motivazioni dietro le operazioni di M&A nella transizione energetica sono principalmente di natura finanziaria, ma con una crescente consapevolezza del ruolo strategico dei fattori ESG per il successo a lungo termine.

Il panorama geografico delle operazioni M&A

Tra il 2022 e il 2024, l’Europa si è posizionata al secondo posto dopo US, con un contributo del 23% al valore globale delle operazioni (114 miliardi di dollari nel 2024). Sebbene il volume delle operazioni in Europa sia aumentato del 48%, la crescita moderata del valore – +1%, da 112bn a 114bn – riflette un focus su progetti in fase iniziale e su partnership strategiche.

L’Italia ha svolto un ruolo fondamentale nel panorama europeo delle fusioni e acquisizioni nel settore delle energie rinnovabili nel 2024, con 37 operazioni per un valore totale di 5,6 miliardi di dollari. Il Paese si è classificato al terzo posto in Europa per valore delle operazioni, dopo Regno Unito e Germania, e al quarto posto per numero di operazioni, dopo Regno Unito, Germania e Spagna.
Fonte Dati: Enerdatics. Energy Transition M&A Database.

Anche CDI Global Italy è fortemente impegnata sul fronte delle rinnovabili sia per le operazioni di M&A che per quelle di Financial Advisory, con servizi rivolti ai proprietari sia di società operative che di progetti autorizzati e in fase di autorizzazione. A questo proposito, citiamo le operazioni chiuse ad oggi ossia la cessione del 100% di un impianto di biogas agricolo da riconvertire a biometano e di due autorizzazioni RTB da 500 sm3/ora per la realizzazione di due impianti di biometano da matrici agricole, siti in pianura Padana.

Michele Positano, il Partner CDI Global specializzato nel mercato M&A per la transizione energetica, commenta: “Queste operazioni vanno inserite nella recente strategia di sviluppo delle nostre attività di M&A nel settore delle Energie Rinnovabili; oggi vantiamo diverse operazioni chiuse e anche numerosi mandati di vendita in corso di esecuzione oltre che nel biometano anche nel fotovoltaico, nei BESS e nelle CER.”

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