Buy-and-build nella cartotecnica italiana: il caso LOGO S.p.A. e cosa ci racconta del consolidamento del settore packaging

Perché l’acquisizione simultanea di Giemme e Lualdi Mario da parte di Gruppo LOGO è un esempio concreto di un fenomeno strutturale in atto nel comparto italiano della stampa e del packaging.

Un’operazione, una strategia industriale

LOGO S.p.A. — gruppo veneto da 50 milioni di euro di fatturato consolidato, 7 unità produttive, attivo nei servizi di stampa integrati, packaging, cartotecnica e manualistica — ha acquisito contemporaneamente Giemme S.r.l. e Lualdi Mario S.r.l., due aziende storiche della cartotecnica italiana specializzate in imballaggi, stampati e soluzioni grafico-cartotecniche.

CDI Global Italy ha agito in qualità di M&A advisor del Gruppo LOGO, con un team guidato dal Managing Partner Cesare Tocchio e dal Manager Alessandro Esposito.

L’operazione, a prima vista, è un classico del mid-market industriale italiano. Letta più in profondità, racconta però di tre dinamiche strutturali che caratterizzano il consolidamento del comparto cartotecnica e packaging in Italia.

La frammentazione del settore come trigger di consolidamento

Il comparto italiano della cartotecnica e del packaging è tra i più frammentati del tessuto industriale nazionale. Migliaia di PMI — spesso con fatturati tra 3 e 15 milioni di euro, altamente specializzate in processi specifici (fustellatura, accoppiatura, stampa offset, cartoncino teso, microonda) — competono su mercati locali o regionali, con margini sotto pressione per l’incremento dei costi di carta, energia e manodopera.

In questo contesto, la scala conta moltissimo e può fare la differenza. Un gruppo come LOGO — che dopo questa operazione consolida la propria presenza con competenze integrate su astucci, scatole, espositori e materiali stampati personalizzati — può attraverso una strategia di acquisizioni mirata:

  • Ammortizzare meglio i costi fissi e gli investimenti in automazione
  • Negoziare condizioni migliori con i fornitori di carta e cartone
  • Offrire soluzioni “one-stop-shop” a clienti che oggi devono rivolgersi a 3-4 fornitori diversi per gestire la propria filiera packaging
  • Attrarre e trattenere talenti con percorsi di carriera che una PMI stand-alone difficilmente può offrire

Giemme — attiva da oltre trent’anni nella produzione di scatole, astucci, espositori da banco e da terra, dépliant e cartellette, con gestione interna di stampa, accoppiatura, fustellatura, finestratura e piega-incollatura — e Lualdi Mario — azienda di Cardano al Campo attiva dal 1960, dal 1971 realtà grafico-cartotecnica a ciclo completo focalizzata su astucci e scatole in cartone teso e microonda — rappresentano esattamente il tipo di target che un acquirente industriale strategico cerca: competenze consolidate, impianti collaudati, clientela fidelizzata, know-how di processo che richiederebbe anni per essere ricostruito internamente.

Cosa aspettarsi per il prossimo futuro nel comparto cartotecnica e packaging italiano

L’operazione LOGO conferma una tendenza che probabilmente accelererà nei prossimi 24-36 mesi. Il settore italiano della cartotecnica e del packaging è soggetto a tre spinte convergenti:

La transizione verso la carta e il cartone sostenibile — Spinta dalla regolamentazione europea (direttiva PPWR sui packaging, obiettivi di riciclabilità) e dalla domanda dei grandi brand retail e GDO, che richiedono soluzioni packaging riciclabili, compostabili e tracciabili. Chi investe in competenze su materiali innovativi guadagna quote di mercato.

La digitalizzazione dei processi produttivi — Industria 4.0 nei processi di stampa, automazione delle linee di fustellatura e incollatura, ERP integrati per gestire ordini e tracciabilità. Richiede investimenti significativi che solo i player dotati di scala sufficiente possono sostenere.

Il passaggio generazionale — Molte PMI che fanno parte della filiera della cartotecnica italiana sono di seconda generazione e stanno affrontando il tema successione. Per chi non ha eredi disposti a proseguire la loro carriera all’interno dell’azienda o competenze per sostenere la trasformazione del settore, la cessione a un gruppo industriale è spesso la soluzione più razionale per preservare l’azienda e il valore costruito nel tempo.

Il consolidamento della cartotecnica italiana è una trasformazione strutturale, e le operazioni come quella di LOGO ne sono il motore silenzioso.

L’importanza dell’advisory nelle operazioni multi-target

Un’operazione che coinvolge più target contemporaneamente è significativamente più complessa di un singolo deal:

  • Richiede due due diligence parallele (contabile, fiscale, legale, operativa, ambientale)
  • Impone un coordinamento negoziale su più tavoli, con dinamiche di prezzo e condizioni che devono essere coerenti tra loro
  • Chiede di anticipare l’integrazione: come combineranno gli impianti? Quali clienti si sovrappongono? Dove sono le sinergie, dove invece i rischi di cannibalizzazione?
  • Prevede una gestione legale articolata: due SPA simultanei, due set di garanzie, due pacchetti di W&I

In questo tipo di operazioni, il valore di un advisor M&A specializzato nel mid-market diventa decisivo.Si tratta di progettare l’architettura industriale a cui l’operazione deve mirare — a partire dalla fase di valutazione, dalla strutturazione del prezzo, al coordinamento dei team legali, fino alla gestione della tempistica delle operazioni e alla mitigazione dei rischi di esecuzione.

CDI Global Italy: un focus particolare nel settore industriale e nel packaging

CDI Global Italy affianca imprenditori e gruppi industriali del mid-market italiano in operazioni di finanza straordinaria — buy-side, sell-side e debt advisory — e può contare su Partner con esperienza diretta nei comparti industriali tradizionali in fase di consolidamento, inclusi cartotecnica, packaging, stampa e meccanica di precisione.

Per approfondire opportunità di crescita per linee esterne nel settore packaging e cartotecnica, contatta il nostro team.

Tel. 02 7631 8403 • segreteria@cdiglobal.com • cdiglobal.it

M&A in Italia oltre il risiko bancario: cosa dicono davvero i numeri del mid-market

Il mercato non-finanziario, l’appetito dei CEO italiani per le acquisizioni e le prospettive per il 2026

Quando si parla di M&A, l’attenzione si concentra quasi sempre sulle grandi operazioni bancarie e assicurative — il cosiddetto “risiko” che riempie le prime pagine dei giornali economici. Ma questa narrazione rischia di nascondere la parte più interessante del mercato per la maggioranza delle imprese italiane: quella delle migliaia di operazioni che ogni anno coinvolgono le PMI e le aziende del mid-market, lontano dai riflettori della finanza quotata.
Guardare ai numeri del mercato non-finanziario e all’orientamento strategico dei vertici aziendali offre una lettura molto più utile per chi, da imprenditore o investitore, sta valutando un’operazione straordinaria nei prossimi mesi.


Il dato strutturale: tanti deal, di taglia più contenuta

Il mercato M&A italiano, una volta esclusa la componente del settore finanziario, racconta una storia diversa da quella dei megadeal bancari.
Secondo le analisi di PwC, escludendo il comparto Financial Services, le operazioni italiane annunciate nel 2025 sono in aumento del 15% a volume, ma in calo del 18% a valore.
Questo doppio segno — più operazioni, ma di valore medio inferiore — è il tratto distintivo di un mercato mid-market sano e vivace. Significa che l’attività di dealmaking è intensa e diffusa, e si concentra su transazioni di dimensione contenuta: acquisizioni di PMI, aggregazioni di piattaforme, operazioni buy-and-build. È esattamente il tipo di mercato in cui si muovono la maggior parte delle imprese italiane, ben lontano dai deal multimiliardari che catturano l’attenzione dei media.
Un secondo dato conferma questa lettura. Sul fronte degli acquirenti, i volumi delle transazioni mostrano un’equa ripartizione tra le operazioni guidate da operatori industriali (Corporate) e le acquisizioni finalizzate da investitori finanziari (Private Equity), a dimostrazione che le logiche di espansione strategica e le tesi di investimento buy-and-build stanno guidando la concentrazione del mercato con la medesima intensità.
Il consolidamento del mid-market italiano è trainato in egual misura da aziende che crescono per acquisizione e da fondi che costruiscono piattaforme aggregando realtà più piccole. Due motori distinti, entrambi molto attivi.


Dove si concentra l’attività: i settori più dinamici

Il dinamismo del mercato non è uniforme.
I business services rappresentano uno dei segmenti più caldi. Il comparto Accounting, Administrative & Business Support Services rappresenta il 39% dei deal in Italia nel settore business services, confermandosi il segmento a maggiore intensità di consolidamento, dove la strategia dominante è l’integrazione delle competenze e l’ampliamento della base clienti. Operazioni come l’ingresso di Investcorp in Epipoli o le aggregazioni di Quadrivio Group illustrano bene questa dinamica di roll-up.
Il settore TMT (technology, media e telecommunications) mostra anch’esso una forte vitalità: in Italia il mercato M&A nel settore TMT ha registrato volumi in crescita del 19%.
Anche le Health Industries si confermano piuttosto dinamiche. Citiamo alcune delle operazioni più significative: l’acquisizione di Sifi da parte di Faes Farma e l’acquisto del 40% di Kos da parte del Gruppo CIR.


L’appetito dei CEO italiani: più alto della media globale

Se i numeri raccontano un mercato vivace, l’orientamento dei vertici aziendali suggerisce che la spinta non si esaurirà presto. È qui che entra in gioco uno dei dati più significativi emersi dalla 29ª Global CEO Survey di PwC: il 52% dei CEO che operano in Italia prevede un’acquisizione nei prossimi tre anni, con una maggiore apertura verso i mercati internazionali — una percentuale nettamente superiore alla media globale del 41%.
Questo dato merita attenzione per due ragioni.
La prima è la sua dimensione assoluta: oltre la metà dei CEO italiani considera l’M&A uno strumento strategico concreto nel breve-medio periodo.

La seconda è il confronto internazionale: a livello globale, il 41% dei CEO pianifica un’acquisizione importante nei prossimi tre anni. L’Italia, con il suo 52%, si colloca quindi tra i mercati più propensi alle acquisizioni a livello mondiale — sopra gli Stati Uniti e ben sopra la Germania,suo principale competitor manifatturiero europeo.
Questo dato fotografa un cambiamento culturale importante. L’imprenditoria italiana,storicamente prudente e affezionata alla crescita organica e al controllo familiare, sta riconoscendo nell’M&A una leva necessaria per competere su scala internazionale.


Le prospettive per il futuro

Il consenso degli analisti è di una sostanziale continuità della crescita. Secondo Goldman Sachs, l’Italia manterrà lo slancio nel 2026, con volumi di M&A in crescita e una graduale ripresa del mercato delle IPO.
A questa fotografia si aggiunge un driver strutturale destinato a plasmare le strategie nei prossimi anni: una fase che può favorire l’avvio di un nuovo ciclo guidato dall’innovazione e dall’intelligenza artificiale. L’AI è un acceleratore trasversale che spinge le aziende a riconsiderare quali competenze costruire internamente e quali acquisire dall’esterno.
Un ulteriore tema da osservare è l’accelerazione di spin-off e carve-out: i CEO privilegiano brand globali e piattaforme scalabili capaci di operare efficientemente sui mercati internazionali, e spin-off e carve-out di grandi corporate accelereranno nel 2026, attirando operatori strategici, private equity e investitori specializzati.


Cosa significa per le PMI italiane

Mettendo insieme questi elementi, emerge un quadro favorevole per le PMI che stanno valutando un’operazione di M&A.
Per chi vuole crescere per acquisizione, il contesto è propizio: la disponibilità di target di qualità nel mid-market è elevata, i fondi di private equity sono attivi quanto gli acquirenti industriali, e la propensione generale al dealmaking riduce la diffidenza culturale che storicamente frenava queste operazioni in Italia.
Per chi sta valutando una cessione, l’alta intenzione di acquisto dei CEO — italiani e internazionali — significa un mercato con domanda robusta. I deal di taglia media trovano facilmente interlocutori, sia tra le aziende che cercano consolidamento, sia tra i fondi che costruiscono piattaforme.
La vera discriminante, in un mercato così attivo è prepararsi adeguatamente per massimizzare il valore e gestire la complessità di un processo che, anche per operazioni di taglia contenuta, richiede competenze specialistiche e metodo.
Il 2026 si presenta come un anno in cui le opportunità non mancano. La differenza la farà, come sempre, la qualità della preparazione e dell’execution.

CDI Global Italy è un advisor specializzato in operazioni di finanza straordinaria, M&A, fusioni e acquisizioni, cessioni, finanziamenti e quotazioni in borsa. Con 45 uffici in più di 30 paesi, affianchiamo imprenditori e investitori in ogni fase del processo.
Per approfondire: 02 7631 8403 | segreteria@cdiglobal.com| cdiglobal.it