Cross-border M&A 2026: un’occasione concreta per le PMI

Negli ultimi anni il mondo dell’M&A internazionale è cambiato in profondità. Le operazioni cross-border non sono più solo grandi fusioni tra colossi quotati ma, sempre più spesso, coinvolgono piccole e medie imprese industriali, tecnologiche, in particolare nel settore dell’energia.
Per una PMI italiana questo può significare due cose: diventare il target appetibile di un partner estero, oppure utilizzare acquisizioni mirate fuori dai confini nazionali per crescere più velocemente dei concorrenti.

Cosa sta succedendo là fuori (e perché riguarda le PMI italiane da vicino)

I grandi investitori globali – fondi di private equity, infrastrutturali, fondi sovrani, gruppi industriali – stanno concentrando le loro risorse su alcuni filoni chiave:

  • transizione energetica e infrastrutture europee;
  • tecnologia industriale, digitalizzazione dei processi e AI applicata;
  • filiere industriali e agroalimentari, considerate strategiche.

L’Italia è al centro di molte di queste filiere: componentistica, automazione, engineering, alimentare, packaging, servizi per l’energia. In pratica, molti dei business che fino a poco tempo fa vivevano solo di relazioni locali e di export “artigianale” sono oggi nel radar di investitori e buyer internazionali.

Le tre strade per le PMI italiane

1. Aprire il capitale a un partner estero

Alcune delle priorità comuni a molte PMI italiane:

  • trovare capitali per crescere, investire e innovare;
  • ridurre il rischio personale degli imprenditori e delle famiglie;
  • rafforzare la struttura manageriale e organizzativa.

In questi casi, un partner estero – finanziario o industriale – può rappresentare una soluzione efficace:

  • entrando nel capitale con una partecipazione di minoranza o maggioranza;
  • portando competenze, canali commerciali attivi e presenza internazionale;
  • condividendo il rischio per gli investimenti necessari per fare il salto di scala.

L’obiettivo, in questo caso, è quello di trasformare la PMI da “campione nazionale” a player di riferimento a livello europeo o globale, mantenendo, allo stesso tempo, la continuità nella gestione e l’identità aziendale.

2. Crescere per acquisizione fuori dall’Italia

In altri casi, le PMI sono solide, profittevoli, con un buon posizionamento competitivo. L’obiettivo per queste PMI è quello di:

  • sviluppare la presenza diretta in nuovi mercati;
  • sopperire alla mancanza di competenze o tecnologie avanzate;
  • superare la difficoltà nel trovare le giuste alleanze commerciali.

La scelta può essere quella di fare un’acquisizione mirata in un altro Paese europeo (o anche extra‑UE), ad esempio:

  • un concorrente locale in un mercato che si vuole presidiare;
  • un’azienda complementare (per tecnologia, prodotto o canale di vendita);
  • un team o una piccola realtà con competenze complementari.

Un’operazione ben strutturata può permettere alla PMI di accelerare in 2–3 anni uno sviluppo che altrimenti richiederebbe forse un decennio.

3. Preparare un’uscita ordinata e di valore

Ci sono imprenditori che, legittimamente, iniziano a porsi domande come:

  • “Chi porterà avanti l’azienda quando io vorrò fare un passo indietro?”
  • “Come posso tutelare la mia famiglia e i miei dipendenti?”
  • “Qual è il modo migliore per valorizzare il lavoro di una vita?”

In questi casi, l’M&A cross‑border può diventare lo strumento per:

  • massimizzare il valore in caso di cessione;
  • identificare un acquirente che garantisca continuità industriale e occupazionale;
  • costruire un percorso graduale di passaggio del testimone, con ruoli chiari e tempi definiti.

Perché è importante affidarsi a un advisor indipendente (e perché uno italiano)

Operazioni di questo tipo non si improvvisano. Coinvolgono numeri, ma soprattutto persone, famiglie, collaboratori storici, banche locali, normative fiscali e regolatorie complesse. Per questo diventa importante il contributo di un advisor M&A indipendente.

Parla la lingua delle PMI e quella degli investitori

Un advisor M&A italiano, specializzato in operazioni cross-border, è abituato a lavorare con le PMI, il suo focus è sempre duplice:

  • verso l’imprenditore e la proprietà, traducendo concetti finanziari e legali in scelte concrete, comprensibili e coerenti con i suoi obiettivi;
  • verso gli investitori e i target esteri, parlando il loro linguaggio, presentando numeri, piani e strutture in modo professionale, riducendo le incomprensioni e i rischi di frizione.

Il suo ruolo è quello di costruire un ponte tra la cultura imprenditoriale italiana e le logiche dei capitali internazionali.

Dalla parte delle PMI

Il mandato di un advisor M&A è:

  • valutare se un’operazione ha senso per l’imprenditore e la PMI;
  • scegliere il percorso più coerente (partner, cessione, acquisizione, Joint Venture);
  • strutturare l’operazione in modo che il rischio sia chiaro e il percorso sostenibile finanziariamente ed economicamente.

Questo significa anche saper dire che “non è il momento giusto”, se i fondamentali non ci sono ancora, evitando il rischio di imbarcarsi in un deal dai risultati incerti.

Un supporto qualificato lungo tutte le fasi del percorso

Un’operazione cross‑border non è solo una negoziazione di prezzo. Richiede di lavorare con competenza e professionalità sulle varie fasi del deal:

  • preparazione interna (economics, organizzazione, governance);
  • posizionamento dell’azienda verso l’esterno (equity story, punti di forza e di debolezza);
  • valutazione professionale del valore dei deal e dei target;
  • selezione dei potenziali partner, non “chi offre di più”, ma chi è più coerente con il futuro disegnato dalla strategia aziendale;
  • strutturazione finanziaria, fiscale e legale dell’operazione;
  • gestione delle trattative e del processo di due diligence;
  • accompagnamento post‑closing, quando inizia la vera integrazione.

Energy transition e industria: perché il momento è adesso

Per le aziende che operano nell’industria o nella filiera della transizione energetica, la finestra 2026 si presenta particolarmente interessante. Si tratta di un settore altamente strategico: a livello europeo gli investimenti necessari sulla rete, sulle rinnovabili, e su efficienza e infrastrutture sono enormi.

Molti fondi e investitori esteri sono alla ricerca di partner industriali affidabili nel settore ed è riconosciuto che le PMI con competenze tecniche di qualità stanno diventando nodi strategici chiave nelle filiere del settore energetico.

In pratica, le realtà italiane specializzate in:

  • EPC e servizi per impianti energetici;
  • componentistica per rinnovabili e reti;
  • automazione e digitalizzazione di impianti;
  • software e soluzioni per monitoraggio, efficienza, manutenzione;
  • servizi di ingegneria e O&M,

possono affermarsi come piattaforme locali a supporto di gruppi internazionali oppure come poli di aggregazione di altre realtà europee. Per questo stanno diventando target privilegiati per fondi e investitori infrastrutturali.

Da dove cominciare in concreto

Prima di decidere di “vendere”, “aprire il capitale” o “comprare all’estero”, il punto di partenza è capire dove la PMI è oggi e cosa si vuole ottenere nel futuro.

Il primo passo è attivare un confronto riservato e strutturato sugli elementi chiave:

  • la situazione attuale dell’azienda: numeri, posizionamento, punti di forza e di debolezza;
  • gli obiettivi da raggiungere nei prossimi 5–10 anni;
  • le reali opzioni strategiche: crescere, aprirsi a un partner, preparare un’uscita, o una combinazione di queste opzioni;
  • il grado di “prontezza” della organizzazione per affrontare un percorso internazionale.

Su questa base, si può decidere se prepararsi a dialogare con potenziali partner esteri, esplorare opportunità di acquisizione, anche fuori dall’Italia, o se invece, prima di tutto, lavorare su alcuni fondamentali interni per prepararsi a cogliere una buona finestra di opportunità in futuro.

La tua PMI è pronta per un passo internazionale?

Se guidi una PMI industriale o legata alla transizione energetica e senti che nei prossimi anni dovrai affrontare temi come crescita, apertura del capitale, passaggio generazionale o espansione estera, è opportuno partire da un’analisi preliminare confidenziale con il supporto di un advisor professionale specializzato nell’M&A.

Gli obiettivi dell’analisi sono diversi e tutti importanti:

  • chiarire quali opzioni sono praticabili e realistiche per la tua azienda;
  • valutare i rischi e i benefici in modo oggettivo e professionale;
  • fornire gli strumenti per decidere se l’M&A cross‑border è una leva strategica utilizzabile per disegnare il futuro della tua impresa.

CDI Global Italy è un advisor M&A italiano, specializzato nel mid-market e con una forte esperienza in operazioni cross-border. I nostri Partner fanno leva su una grande competenza in operazioni di M&A nell’industria italiana e, nella maggioranza dei casi, su un’esperienza aziendale ad alto livello, nelle filiere più strategiche del nostro paese.

Siamo parte di CDI Global, un advisor M&A globale che, dal 1973, ha consolidato una reputazione di eccellenza nella consulenza strategica a società mid-market in tutto il mondo. La nostra specializzazione nelle operazioni cross-border si basa sulla presenza in oltre 40 principali centri finanziari, in più di 30 Paesi.

Per conoscere a fondo le best practices da seguire per acquisire un’azienda, evitando i rischi e gli errori più comuni e le perdite di tempo e risorse, scarica la guida all’acquisizione di CDI Global Italy. Clicca sull’immagine per scaricare la guida.

L’evoluzione del mercato M&A per la transizione energetica

Negli ultimi anni, la transizione energetica è diventata un elemento centrale dell’economia globale, generando trasformazioni significative nei diversi settori industriali. Alcuni dati tratti dall’Energy Transition Outlook 2025 di DLA Piper ci aiuteranno a comprendere a fondo le profonde implicazioni di questo cambiamento e le dinamiche di evoluzione per il mercato M&A (fusioni e acquisizioni) legato alla transizione energetica.

Tra le operazioni M&A nell’ambito della transizione energetica citiamo le strategie di diversificazione dell’industria petrolifera e del gas, la conversione del settore energetico verso tecnologie di produzione rinnovabile e a basse emissioni di carbonio, l’estrazione e la lavorazione di minerali critici e gli investimenti nella mobilità sostenibile, comprese le infrastrutture per i veicoli elettrici (EV) e le stazioni di ricarica.

Panoramica sulle operazioni M&A nel 2024

Nel 2024, le operazioni di M&A legate alla transizione energetica hanno raggiunto un valore di 497 miliardi di dollari, pari al 13,4% delle attività globali di M&A (3,7 trilioni di dollari). I tagli ai tassi di interesse delle banche centrali, avviati alla fine del 2024, hanno favorito la crescita degli investimenti.

Tra il 2022 e il 2024, il valore delle operazioni nel settore della transizione energetica ha seguito un trend di crescita. Dopo un 2022 caratterizzato da un’attività più contenuta, influenzata dalle tensioni geopolitiche e dall’incertezza post-pandemica, il 2023 ha segnato un’inversione di tendenza grazie a una maggiore fiducia degli investitori. La vera svolta è arrivata nel 2024, con una riduzione dell’inflazione e un migliore accesso ai capitali, che hanno permesso operazioni di maggiore portata.

Fattori chiave che guidano il mercato M&A per la transizione energetica

L’analisi dei vari segmenti della transizione energetica evidenzia trend differenti legati alla maturità e all’andamento dei settori. Ad esempio, le operazioni nel settore della generazione di energia rinnovabile hanno registrato un aumento deciso in termini di valore complessivo da 136bn$ a 181bn$, suggerendo un mercato maturo ma ancora in fase di espansione. Per questo, le principali aziende si stanno orientando verso acquisizioni più mirate e di alto valore, riducendo l’interesse per asset già operativi e puntando invece su accordi di co-sviluppo, progetti in fase iniziale o portafogli aziendali di progetti.

Un altro elemento chiave è la crescente domanda di minerali critici, che sta influenzando il panorama M&A. Le aziende sono sempre più impegnate a garantire una fornitura stabile di queste risorse essenziali per la transizione energetica. Inoltre, l’intervento dei governi sta creando nuove dinamiche geopolitiche, contribuendo a ridisegnare i mercati – la recente tensione ucraina è solo l’ultima delle tensioni legate ai materiali rari.

In generale, la catena del valore legata alla transizione energetica ha registrato un aumento sia nel volume che nel valore delle operazioni, trainato da diversi fattori:

  • L’attenzione crescente all’efficienza energetica per ridurre i costi operativi e ottimizzare i consumi.
  • L’accelerazione dell’elettrificazione, che sta spingendo gli investimenti nelle infrastrutture correlate.
  • Le grandi opportunità di crescita nei settori a forte domanda, come i data center e i nuovi edifici commerciali, dove soluzioni energetiche efficienti sono fondamentali.

Strategie e motivazioni dietro le operazioni M&A

Sono diverse le motivazioni che spingono le aziende a investire in operazioni di M&A nel contesto della transizione energetica:

  • Ottimizzazione e diversificazione del portafoglio aziendale: molte aziende vendono asset non strategici per concentrarsi su investimenti più in linea con gli obiettivi della transizione energetica.
  • Espansione geografica e scalabilità operativa: le fusioni e acquisizioni rappresentano uno strumento per entrare in nuovi mercati o rafforzare la presenza in quelli già esistenti.
  • Pressioni normative e sociali: con obiettivi ambiziosi di riduzione delle emissioni, molte aziende sono spinte a investire in fonti energetiche più pulite.

Un elemento cruciale che sta emergendo è la necessità di bilanciare le performance finanziarie e gli obiettivi di sostenibilità. Se da un lato i criteri finanziari restano essenziali nella valutazione delle operazioni, dall’altro l’integrazione dei principi ESG (ambientali, sociali e di governance) sta diventando sempre più rilevante. Le motivazioni dietro le operazioni di M&A nella transizione energetica sono principalmente di natura finanziaria, ma con una crescente consapevolezza del ruolo strategico dei fattori ESG per il successo a lungo termine.

Il panorama geografico delle operazioni M&A

Tra il 2022 e il 2024, l’Europa si è posizionata al secondo posto dopo US, con un contributo del 23% al valore globale delle operazioni (114 miliardi di dollari nel 2024). Sebbene il volume delle operazioni in Europa sia aumentato del 48%, la crescita moderata del valore+1%, da 112bn a 114bn – riflette un focus su progetti in fase iniziale e su partnership strategiche.

L’Italia ha svolto un ruolo fondamentale nel panorama europeo delle fusioni e acquisizioni nel settore delle energie rinnovabili nel 2024, con 37 operazioni per un valore totale di 5,6 miliardi di dollari. Il Paese si è classificato al terzo posto in Europa per valore delle operazioni, dopo Regno Unito e Germania, e al quarto posto per numero di operazioni, dopo Regno Unito, Germania e Spagna.
Fonte Dati: Enerdatics. Energy Transition M&A Database.

Anche CDI Global Italy è fortemente impegnata sul fronte delle rinnovabili sia per le operazioni di M&A che per quelle di Financial Advisory, con servizi rivolti ai proprietari sia di società operative che di progetti autorizzati e in fase di autorizzazione. A questo proposito, citiamo le operazioni chiuse ad oggi ossia la cessione del 100% di un impianto di biogas agricolo da riconvertire a biometano e di due autorizzazioni RTB da 500 sm3/ora per la realizzazione di due impianti di biometano da matrici agricole, siti in pianura Padana.

Michele Positano, il Partner CDI Global specializzato nel mercato M&A per la transizione energetica, commenta: “Queste operazioni vanno inserite nella recente strategia di sviluppo delle nostre attività di M&A nel settore delle Energie Rinnovabili; oggi vantiamo diverse operazioni chiuse e anche numerosi mandati di vendita in corso di esecuzione oltre che nel biometano anche nel fotovoltaico, nei BESS e nelle CER.”

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